Ciao, mi chiamo Marta. Per hobby dipingo la ceramica e decoro oggetti con la tecnica del decoupage. Nel mio blog si parla quindi di ceramica e di decoupage ma anche di libri, cinema, musica e.....di molto altro

giovedì 15 gennaio 2015

je suis Charlie......aujourd'hui et toujours



A me sinceramente quel tipo di satira non è mai piaciuta. La religione, come anche la morte, sono per me argomenti da evitare quando si vuole prendere in giro qualcuno.
Molti ricorderanno Raul Gardini. Quando si suicidò vidi su un quotidiano una vignetta di Forattini della quale ho un vago ricordo.....una zattera con un cadavere e, sulla bandiera legata ad un palo, la scritta "Il morto di Venezia". Si riferiva al fatto che Gardini aveva partecipato all'America's Cup con "il moro di Venezia".
Quella vignetta mi aveva disgustato al punto che avevo inviato un fax alla redazione di quel quotidiano per esprimere il mio parere.
Oggi continuo a pensare che certi argomenti siano da evitare ma chi ritiene di poter fermare le matite con le armi è giusto che venga seppellito dalle risate. Per questo ammiro il coraggio dei vignettisti satirici di Charlie Hedbo.

Stasera ho letto l'articolo su "il Fatto Quotidiano" nel quale Antonio Padellaro spiega il perchè della loro scelta di pubblicare il settimanale CHARLIE HEDBO uscito oggi, il primo dopo la tragedia del 7 gennaio.

Perché lo facciamo? Perché venerdì scorso, quando abbiamo chiamato il caporedattore superstite di Charlie Hebdo, ci siamo sentiti dire: “Grazie, siete l’unico giornale italiano che ce l’ha chiesto”. Perché quella risposta ci ha regalato una scossa d’orgoglio e qualche timore: come mai solo noi, visto che ci avranno pensato in tanti negli altri giornali? Perché ci siamo interrogati sull’opportunità di uscire in edicola con un gruppo di persone che, dopo aver assistito all’uccisione dei propri colleghi e amici, non avrebbero sicuramente concesso sconti a profeti e califfi vari. Perché alcuni hanno osservato che certe vignette offensive nei confronti dell’Islam, ma anche del Papa e di ogni religione praticata, noi non le avremmo pubblicate.
Perché altri hanno replicato: vero, ma noi difendiamo il principio, non i contenuti; e poi la libertà di espressione va tutelata comunque. Perché molti hanno ricordato il solito Voltaire: non condivido la tua idea, ma darei la vita per fartela esprimere (e quelli di prima un po’ carogne hanno ironizzato: con l’aria che tira, la vita lasciamola stare).
Perché siamo dei rompiscatole e accompagnarci a quella satira sfrontata che si è definita “stupida e cattiva” è il modo più concreto per rispondere alla melassa alluvionale dell’ipocrisia e della solidarietà parolaia. Perché destineremo parte del ricavato delle vendite alle famiglie delle vittime e questo ci fa sentire meglio. Perché alla fine, in redazione, c’è stato un coro di “sì, dobbiamo farlo”. Perché, se non lo facciamo noi, non lo fa nessuno. Perché, quando il direttore ha espresso i suoi dubbi, tutti hanno detto: sei tu il direttore e tu hai l’ultima parola (begli amici). Perché, lunedì notte, quando abbiamo visto la copertina e il profeta Je suis Charlie con la lacrimuccia, sovrastato da un perfido e commovente Tout est pardonné, abbiamo pensato: che splendida idea.
Perché abbiamo ascoltato il vignettista Luz dire: quando ho disegnato Maometto che piange, ho pianto; e noi abbiamo pianto con lui. Perché siamo matti. Per questo oggi usciamo in edicola con Charlie Hebdo.

Condivido la loro scelta, è una scelta di principio in difesa della libertà di stampa. La satira esiste da sempre e, anche se disturba qualcuno, deve continuare.

Gli attentati di Parigi sono davvero l'11 settembre dell'Europa, le sensazioni che ho provato sono le stesse. L'unica differenza è nel fatto che, a 13 anni di distanza, invece di piangere in silenzio, le emozioni si scrivono su Facebook. Ho letto l'inimmaginabile, quello che mi ha più impressionato è stato il video nel quale un ragazzo spiegava che quello di Parigi è soltanto un complotto, che lo era stato anche l'attentato alle torri gemelle, come tutto ciò che viene attribuito al terrorismo. Quel ragazzo aveva gli occhi sbarrati, sono riuscita ad ascoltare solo l'inizio, era come allucinato, l'ho interrotto. 

Dopo avere visto le immagini delle decapitazioni nel deserto, l'immagine del bambino che "giustizia" i prigionieri, dopo avere letto di bambine fatte esplodere come kamikaze in mercati affollati, del terrorista che avrebbe voluto fare una strage in un asilo ebraico, dopo gli attentati di Parigi.......un ragazzo con gli occhi allucinati che parla di complotto è davvero inimmaginnabile

 

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