Ciao, mi chiamo Marta. Per hobby dipingo la ceramica e decoro oggetti con la tecnica del decoupage. Nel mio blog si parla quindi di ceramica e di decoupage ma anche di libri, cinema, musica e.....di molto altro
Visualizzazione post con etichetta donne. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta donne. Mostra tutti i post

domenica 6 novembre 2011

Un sari rosa per combattere ingiustizie e corruzione







"Con il sari rosa" è un libro che dovrebbero leggere tutti.
Lo dovrebbero leggere quelli che sono convinti che tutto ciò che non è giusto può essere cambiato anche se fa parte delle tradizioni millenarie di un popolo.
Lo dovrebbero leggere quelli che sono pessimisti, scettici o rassegnati perché questo libro è la dimostrazione che unendo le forze tutto diventa possibile
Sampat Pal narra della sua vita, una vita non diversa da quella delle altre donne indiane ma che lei è riuscita a cambiare con il coraggio di dire "no" alle ingiustizie.
E' facile ignorare la protesta di una donna sola ed è per questo che Sampat Pal ha dato vita alla Gulabi gang ( Pink gang ), una banda di donne che si identificano indossando un sari rosa.
Lei scrive: " La mia vita non è stata niente di eccezionale, né posso dire di aver sofferto più di altre donne....."

La sua storia inizia in uno sperduto villaggio tra i campi in uno stato dell' India settentrionale prevalentemente agricolo. I genitori sono analfabeti.
Un giorno vede passare dei bambini della sua età, puliti e ordinati, che attraversano il campo nel quale lei sta giocando nel fango e viene a sapere che stanno andando a scuola. Lei non sa esattamente cosa sia la scuola ma una mattina decide di seguirli. Inizialmente assiste alle lezioni rimanendo fuori dall'aula che è una tettoia aperta ma viene scoperta dai familiari. Per intercessione dello zio, l'unico della famiglia con un'istruzione, le concedono di studiare e viene iscritta regolarmente alla scuola
Entra in un mondo nuovo ma per lei la felicità dura solo due anni, fino a quando la famiglia si trasferisce in un piccolo villaggio sperduto dove non ci sono scuole raggiungibili . Deve rinunciare a studiare.

A dodici anni viene data in sposa, il marito ha dieci anni più di lei.
Secondo l'usanza indiana, gli sposi dovrebbero vivere separati fino a quando la ragazza non avrà quindici anni ma, su insistenza del marito, dopo due anni le viene chiesto se si sente pronta ad andare a vivere con lui.
Lei, che non conosce nulla del sesso e non ha neppure avuto il primo ciclo, risponde di sì perché le piace l'idea di trasferirsi in una nuova famiglia ed è piena di aspettative per la sua nuova vita.

Il suo corpo di bambina però non è pronto ....Scrive " Quando mi penetrò provai un dolore folgorante, che mi fece l'effetto di una punizione corporale. Spalancai le labbra, ma non ne uscì nemmeno un suono...."
Sampat, pur non serbando rancore verso il marito, non ha mai dimenticato la sofferenza di quella prima notte e scrive "Se non l'avessi subita non sarei mai riuscita ad essere così in sintonia con le tante donne per cui oggi mi batto"

Leggendo questo libro ho imparato molte cose, ad esempio che la legge indiana ha abolito le caste ma che le stesse nella realtà continuano ad esistere.
Sampat appartiene alla casta dei gadaria, i mandriani, che è una delle più bsse.
Deve sottomettersi a chiunque appartenga ad una casta superiore oltre a doversi sottomettere, come donna, al marito e alla suocera.
Lei però non sopporta le ingiustizie e non può fare a meno di reagire, sia quando le ingiustizie la riguardano personalmente, sia quando riguardano persone deboli come donne e bambini.
Reagisce nei confronti di un bramino che sfruttava le donne del villaggio e viene allontanata dalla famiglia con il marito e la figlia che è nata nel frattempo.

Per Sampat questo è l'inizio di una nuova vita, organizza corsi di cucito per le ragazze del paese ed insegna loro quello che ha imparato nei due anni di scuola.
Un giorno entra casualmente in contatto con un'organizzazione non governativa che si occupa dei diritti delle donne, Sampat si rende conto che con l'unione si potrà tentare di porre fine ai soprusi ed inizia un percorso che arriva fino ad oggi.

Sampat Pal ha deciso di scrivere questo libro perché è consapevole che prima di essere riconosciuto nel suo paese il suo lavoro deve superare il giudizio dell'opinione pubblica internazionale

"Mi hanno detto che a Parigi c'è una replica della statua della Libertà. Se un giorno avrò la fortuna di vederla mi inginocchierò ai suoi piedi e pregherò per la liberazione di tutte le donne dell'India, tenute prigioniere da catene invisibili, ma più forti del titanio"

Sampat Pal è stata ospite alla fiera del libro di Torino nel 2010. La scrittrice ha tenuto a precisare che la sua gang non è affatto contro gli uomini, ma contro la società sempre più corrotta, sostenendo che sia importante lottare tutti insieme, verso un ideale comune: infatti alcuni uomini fanno parte del suo movimento

E' un libro che consiglio e spero tanto che qualcuno segua il mio suggerimento di lettura.

un saluto da Marta


Le ceramiche, il decoupage ed il collezionismo di Marta puoi trovarli QUI


sabato 20 novembre 2010

riflessioni di una bambina su Babbo Natale :))))



Mi è arrivata adesso via mail da un amico, è carinissima questa bimba che si pone le solite domande su Babbo Natale, ma la conclusione ......non è la solita:)))

domenica 23 maggio 2010

Un'altra vittima della bellezza a tutti i costi



Era il 13 maggio, forse Annabella avrà pensato che il 13 porta fortuna e che quello per lei sarebbe stato un bel giorno. Non poteva sapere che quel giorno avrebbe segnato l'inizio di una tragedia. Da quanto ho sentito oggi al telegiornale Annabella Benincasa ha 35 anni ed è una bella ragazza ma nonostante ciò lo scorso 13 maggio è entrata in una clinica privata per un'operazione di chirurgia estetica al seno, per rimediare ai "danni" provocati dalla gravidanza di cinque anni fa.
Doveva essere un'intervento da poco, in day hospital, quasi una passeggiata, ma non è stato così. Qualcosa non ha funzionato, prima ancora che il chirurgo le impiantasse le protesi l'encefalogramma era piatto ed Annabella è entrata in coma. Nella clinica privata non c'era la rianimazione ed è stata trasportata in ospedale, dove si trova tutt'ora e dalle notizie che ho sentito si teme che per lei non ci siano speranze di ripresa.

Ora i familiari hanno denunciato il chirurgo, si cercano i responsabili ma in questo caso le responsabilità facilmente rimbalzeranno da uno all'altro . Alla fine l'assicurazione pagherà una cifra che se anche fosse di importo considerevole non potrà ripagare una bambina di cinque anni per la perdita della mamma. La questione si chiuderà, per poi riaprirsi in un'altra città dove un'altra donna rincorrendo le stesse illusioni di bellezza ad ogni costo si sdraierà sul lettino del chirurgo estetico.
Che cos'è che porta una donna ad affrontare un intervento chirurgico pur di avere il seno un pò più sodo? Uno dei motivi può essere la falsa pubblicità che ci viene propinata dai media. Vediamo attrici che a 60 anni ne dimostrano meno di 40 e vorremmo essere come loro credendo che in questo modo saremmo più apprezzate e di conseguenza più amate.

Non accettiamo il fatto che il tempo lascia i suoi segni su di noi, non riusciamo ad accettarci per come siamo. Dovremmo invece riuscire a guardarci con maggior ironia e con maggior affetto verso noi stesse. Dai che ce la possiamo fare!!!!!
Marta



lunedì 10 maggio 2010

Il silenzio delle donne che avrebbero il diritto di urlare



MURATA VIVA (Leila) Editore Piemme
Ho comprato questo libro in un autogrill, non sapevo quale argomento trattasse ma mi ha colpito la copertina. Gli occhi che mi hanno guardato attraverso la fessura lasciata dal velo nero hanno catturato la mia attenzione, sembrava che mi volessero trasmettere un messaggio, una richiesta di aiuto.

«Mi chiamo Leila, ho ventuno anni, francese di nascita e marocchina per tradizione... mio padre è un uomo rispettabile e rispettato. Mi picchia se non obbedisco ai suoi ordini. Mi ha riempita di pugni per obbligarmi a sposare l´uomo che sale gli scalini davanti a me. L´integrazione è la possibilità di dire no. La tradizione è l´impossibilità. Non sono mai stata capace di infrangere quella legge non scritta».

Questo è l'inizio del libro, è la storia vera di una ragazza dei nostri tempi, all'apparenza una normale studentessa di nazionalità francese, integrata con le compagne di scuola, apparentemente una delle tante ragazzine che incontriamo per strada e delle quali invidiamo un pò le risate e la spensieratezza data dall'età.
Ma questa è solo l'apparenza, tra le mura di casa la situazione è ben diversa.
Leila (questo è il nome della protagonista) vive in una famiglia che segue le tradizioni del paese d'origine, le tradizioni tramandate di generazione in generazione e che non possono essere infrante. Chi le infrange viene punito e la punizione a volte è un viaggio senza ritorno.
Leila gioca per strada, fuma, va a ballare e si innamora, ma tutto questo lo fa di nascosto, si è creata una seconda vita di libertà per sopportare la sua vera vita in prigionia.
La sua prigione è la famiglia, lei è una donna e per questo motivo non ha diritti ma solamente doveri, a dieci anni il fratello si approfitta di lei, lo fa senza farle perdere la verginità perchè quella è una merce di scambio da offrire ad un marito, perdendola la ragazza non potrebbe più sposarsi e resterebbe un peso per la famiglia.

La violenza e le umiliazioni la portano più volte a tentare il suicidio ma alla fine si arrende e sposa l'uomo che è stato scelto per lei.
Nonostante tutto il male che ha ricevuto dal padre e di riflesso anche dalla madre che non è capace di difenderla, lei è legata ai genitori da un legame profondo, che non è tradizione e neppure costrizione, è il bisogno di appartenenza che abbiamo tutti, la necessità di sentirci parte di una comunità, di non essere lasciati soli.
Con il matrimonio lascia le mura tra le quali ha passato la prima parte della sua vita da prigioniera e si trasferisce in un'altra prigione, il carceriere non è più suo padre, ora è suo marito.
Ha un figlio e questo bambino riesce a darle la forza di reagire e di denunciare il marito che l'ha quasi uccisa.


Quando decide di denunciarlo inizia un'altro calvario, quello che deve affrontare chi infrange le leggi non scritte, la sua battaglia è lunga ma sulla sua strada incontra anche delle persone comprensive che vogliono aiutarla.
Ora vive in Francia con il figlio sotto falso nome.

La mia opinione:
è un libro che mi ha lasciato dentro un grande sgomento.
Leggendolo ho capito che il dramma che ha vissuto Leila è lo stesso che vivono tante ragazze anche in Italia, non lo sappiamo (o facciamo finta di non saperlo) fino a quando non succedono le tragedie come quella di Ina, la ragazza uccisa dai familiari e sepolta in giardino perchè era andata a convivere con il suo innamorato.

Sarebbe necessario che libri come questo fossero inseriti nelle biblioteche scolastiche, è indispensabile che i ragazzi conoscano questi fatti, i cambiamenti devono partire dai giovani. Se le ragazze in difficoltà potranno trovare amici con i quali confidarsi ed in grado di capirle forse ci sarà qualche speranza di abbattere le mura della loro prigione

Marta